Casa Ahimsa

Casa Ahimsā è una casa itinerante che viaggia sulle mie gambe da una location all’altra, raggiungendo i luoghi più svariati: dalle abitazioni private ai centri olistici, dalle scuole ai parchi. Somiglia molto a una piccola chiocciola, che grazie ai suoi muscoletti, se ne va tutto il giorno a spasso, muovendosi con grazia, ovunque, camminando lentamente, con la casetta sulla schiena, lasciando la scia lungo il percorso. Una scia di non violenza, che in sanscrito si dice Ahimsā: a “non” e himsā “nuocere, uccidere”, il primo e il più importante dei cinque Yama (le linee guida etiche, morali e sociali per gli yogi) contenuti in Yoga Sūtra, il testo filosofico in cui Patañjali elenca le otto tappe evolutive per raggiungere Samâdhi, la beatitudine, l’illuminazione, l’unione del conscio con l’inconscio.

Nell’antica India e nella tradizione yogica si dice che i grandi yogi insegnano âsana (posizioni per dare solidità e forza al corpo fisico), prânâyâma (il controllo dell’energia vitale e dell’emotività attraverso il respiro) e le antiche arti meditative, solo quando gli allievi hanno imparato e praticato prima gli Yama (le cinque adempienze verso il mondo esterno) e i Nyama (le cinque osservanze verso la propria dimensione interiore che indicano una condotta morale nei confronti di se stessi).

I dieci adempimenti sono spesso trascurati sia dagli insegnanti che dagli allievi per la fretta di arrivare a ottenere risultati sui tappetini yoga. E’ gratificante riuscire a fare una posizione, ma la strada per l’ascolto, l’introspezione e l’autenticità è un’altra. Il nostro ego ci influenza e, spesso, troviamo più appagante impegnarci in una capovolta piuttosto che occuparci della tutela della Terra e delle sue risorse. Meditare venti minuti al giorno, per molti, è più semplice che praticare la cultura della gentilezza e della bontà. Senza Yama e Nyama, le fondamenta, gli altri sei gradini dello Yoga (âsana – prânâyâma – pratyâhâra – dhâranâ – dhyâna – samâdhi) diventano vuoti e la pratica pura tecnica. Come possiamo meditare se la nostra mente è piena di voglie e avversioni? Come possiamo tenere una posizione se non abbiamo autodisciplina? Come possiamo godere dei frutti di Savasana (posizione del cadavere) se siamo impreparati a cedere?

Ahimsā significa mettere l’amore in ogni azione: quando pensiamo, quando parliamo e quando agiamo. Un amore incondizionato verso tutte le creature esistenti, che si traduce in nonviolenza in ogni sua forma, verso le persone, gli animali, le cose, verso tutto il Creato, ma anche verso il nostro corpo e i nostri pensieri.

Per capire come la nonviolenza possa manifestarsi nella nostra vita, in ogni momento, dobbiamo imparare come le sottili azioni quotidiane e le risposte contengono elementi di violenza. Quando i nostri pensieri contengono emozioni negative come la delusione, il risentimento, la rabbia, la paura, il senso di colpa, la vergogna, stiamo sottilmente creando violenza. Se non riusciamo a perdonare qualcuno per qualcosa che ha fatto contro di noi o se non riusciamo a perdonarci per qualcosa che abbiamo fatto a noi stessi, ci stiamo infliggendo atti di violenza. Praticando Ahimsā, possiamo entrare in contatto con le nostre emozioni attraverso mezzi non violenti, rilasciare l’energia negativa per trasformarla in positiva, trovando la pace interiore che ci permette di stare bene con noi stessi e con gli altri. Ci consente, inoltre, di assaporare la compassione, la capacità di accettare gli eventi così come sono, con il cuore aperto, abbracciando i sentimenti negativi con gentilezza e accettazione.

Questo è dunque il messaggio di Casa Ahimsā: nutrire la non violenza, prendendosi cura di corpo, mente, spirito, emozioni e ferite irrisolte, permettendoci di ritrovarci per intessere relazioni sane, attraverso una comunicazione empatica, collaborativa e non giudicante.