Ahimsa Yoga


Nutrire la nonviolenza sul tappetino

La nonviolenza può essere osservata: fisicamente, verbalmente e mentalmente. Ahimsā ci chiede di mettere l’amore in ogni azione: quando pensiamo, quando parliamo e quando agiamo. Nel contesto di una classe Yoga, il modo migliore per farla sperimentare è trattare i corpi con gentilezza attraverso la pratica di âsana, mantra e mudra adatte alla finalità o alternando posizioni di forza con posizioni di rilassamento per far sperimentare sensazioni ed emozioni contrastanti, senza giudizio. L’accento va posto sul “non forzare” che può essere identificato con “non violenza”. Le posizioni vengono tenute per un tempo che va dai 3 ai 5 minuti. L’immobilità della postura ci aiuta a raggiungere una condizione di grande equanimità e pace, ci insegna la pazienza, l’osservazione, la dedizione e la non competizione. Se avvisiamo disagi quando pratichiamo, dobbiamo fermarci perché non stiamo gareggiando contro il nostro corpo. Esso lavora con noi, non contro di noi! Il nostro scopo è quello di andare avanti, un passo alla volta, un giorno alla volta, un respiro alla volta, verso una maggiore esperienza di salute, felicità e pienezza. Se abbiamo compreso il significato degli âsana, seguendone i principi, automaticamente, senza rendercene conto, stiamo nutrendo Ahimsā, la nonviolenza.


Lao Tzu, filosofo e scrittore cinese, diceva: “Guarda i tuoi pensieri, diventano le tue parole. Guarda le tue parole, diventano le tue azioni. Guarda le tue azioni, diventano le tue abitudini. Guarda le tue abitudini, diventano il tuo carattere. Guarda il tuo carattere, diventa il tuo destino”. Deve esserci una condizione di amore nei pensieri e nelle azioni affinché ci sia equilibrio nella mente e nel cuore.